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La Chiesa di San Vittore
Le
prime notizie riguardanti l’esistenza della chiesa di S. Vittore risalgono al
1154, anno della sua probabile consacrazione da parte del vescovo di Brescia.
Intorno
alla chiesetta di S. Vittore si sviluppò il nucleo originario di Pian di Borno.
Tra
il X e il XIII Borno – compreso il Piano -, insieme ad altri paesi della media
Valcamonica (da Esine a Niardo), apparteneva alla circoscrizione di Cividate
dove vi erano la Pieve e la Curia che dipendevano dal Vescovo di Brescia,
Signore della Valle. La chiesetta di S. Vittore, come tutte le restanti chiese
o cappelle della circoscrizione, era priva di sacerdoti, per cui tutti gli
abitanti della circoscrizione dovevano recarsi nella chiesa matrice di Cividate
per ricevere i sacramenti e assistere alle funzioni liturgiche fondamentali. In
cambio del servizio religioso ricevuto, i fedeli dovevano versare alla pieve la
“decima sacramentale”.
In
seguito all’aumento demografico e allo spirito di autonomia connesso alla
nascita dei comuni rurali organizzatisi con la struttura della Vicinia, la
chiesa di Borno manifestò la volontà di staccarsi dalla Pieve di Cividate. Con
fatica, essa ottenne l’autonomia e, da allora, divenne la chiesa matrice dell’intero
territorio comunale. La situazione degli
abitanti di Pian di Borno però non migliorò: essi rimasero per secoli senza un
sacerdote stabile e, inoltre, con la Bolla di papa Callisto III del 1456, perse
i beni di sua proprietà che vennero assegnati alla chiesa di Borno per avere
tre sacerdoti a disposizione dell’intero territorio. Nessuno dei sacerdoti però
era disponibile a risiedere al Piano e, raramente, uno di loro scendeva a
celebrare alcune funzioni religiose; pertanto, gli abitanti dovevano recarsi a
Borno per adempiere ai propri doveri di cristiani.
Il
Concilio di Trento impresse una svolta importante nell’azione pastorale
ecclesiastica, anche se i risultati effettivi si verificarono in modo molto
graduale, a causa delle forti resistenze del clero e della comunità di Borno. Intorno
alla metà del Seicento, il vescovo costrinse a stabilirsi al Piano un
sacerdote, don Pietro Mora, il quale provvide ad ampliare e restaurare la
chiesetta che assunse l’aspetto attuale.
Però, dopo di lui fino al termine
del Settecento, si ripresentò il problema della non residenza di un curato al
Piano. Solo in seguito alle innovazioni introdotte dal regime napoleonico agli
inizi dell’Ottocento, don Giacomo Abondio venne riconosciuto parroco del Piano,
ma, a causa dell’opposizione dell’Arciprete e della comunità di Borno, si
dovette attendere il 1839 per il riconoscimento ufficiale da parte del Vescovo
di Brescia. A questo punto anche gli antichi beni della chiesa di S. Vittore
vennero restituiti dai bornesi.
Nel corso dell’Ottocento, il Piano
conobbe uno sviluppo economico e un aumento della popolazione che portarono
alla decisione, da parte della fabbriceria, di costruire di una nuova chiesa,
che venne ultimata nel 1912.
Da allora, l’antica chiesa di S.
Vittore venne utilizzata parzialmente per alcune funzioni e attività religiose.
Negli anni cinquanta del Novecento, essa venne trasformata in un salone
parrocchiale, adibito a cinema e a teatro in cui si svolgevano varie
iniziative.
Da alcuni anni è stato avviato il
suo restauro che, anche se non ultimato, consente di collocare al suo interno un
Info Point, con vari pannelli riguardanti le attività promosse dall’Altopiano
del Sole e le operazioni di restauro, oltre che la storia della chiesa e della
comunità di Pian di Borno dalle origini ad oggi.
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