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I Gheza
La famiglia Gheza: storia, abitazioni, parco esotico, attività
Attraverso una ricca documentazione di fonti scritte, iconografiche e orali e attingendo alla bibliografia disponibile, viene ricostruita la storia della famiglia Gheza che ha lasciato una forte impronta sia a Pian di Borno che a Breno. Le informazioni più antiche risalgono a fine Trecento e al Quattrocento e riguardano l’antico ceppo dei Montanari-Faustinoni, da cui i Gheza derivano. Alcuni esponenti occuparono posizioni importanti nell’ambito della Vicinia del paese, alcuni beneficiarono di feudi assegnati dal Vescovo di Brescia e alcuni divennero sacerdoti e frati.
Maggiori notizie si hanno a partire da metà Ottocento e riguardano Giovan Antonio, commerciante di legname, il quale, dopo essere stato tra le persone più facoltose di Borno con proprietà anche a Pian di Borno, andò in fallimento perdendo tutti i beni.
Uno dei figli, Pietro, avendo studiato giurisprudenza a Pavia, iniziò ad esercitare inizialmente la professione di notaio in Trentino dove conobbe la futura moglie, appartenente a una famiglia facoltosa. Si stabilì poi in Valle, esercitando la professione di avvocato a Pisogne e riuscendo a riscattare dai creditori la casa - che suo padre aveva ereditato a Pian di Borno - e a ristrutturarla. In questa casa nacque Maffeo. Successivamente, Pietro prelevò lo studio ben avviato di un avvocato di Breno, divenendo uno dei più rinomati professionisti forensi della Valcamonica di quel tempo. Partecipò alla vita politica camuna come esponente liberale progressista, stabilendo, fra l’altro, un rapporto epistolare con Giuseppe Zanardelli.
Il figlio Maffeo, laureatosi in giurisprudenza a Torino, affiancò e poi subentrò al padre nello studio di avvocato. Si occupò, per conto della Società Generale Elettrica dell’Adamello (GEA), delle pratiche inerenti all’indennizzo dei terreni espropriati per la realizzazione delle infrastrutture necessarie all’elettrificazione. Inoltre si dedicò anche ad altre attività: divenne uno dei principali azionisti dell’Elva, società che contribuì a diffondere l’elettricità in Valle; fondò la Selva, società elettro-siderurgica produttrice di acciai speciali. Seguendo l’esempio del padre, aderì alla massoneria e, fino all’avvento del fascismo, partecipò attivamente alla vita politica camuna da posizioni liberali e rigorosamente anticlericali. Sposò la figlia di Ottone Penzig, docente di botanica all’università di Genova, rinomato a livello internazionale e consulente scientifico della gestione dei giardini di Hanbury a Ventimiglia. Maffeo si stabilì con la famiglia a Breno, ma mantenne un rapporto costante con Pian di Borno, dove estese le proprietà acquistando case e terreni terrazzati sulla fascia pedemontana denominata Lanzato e si dedicò con passione alla viticoltura. Trasformò la casa paterna in un edificio in stile Liberty, destinandolo a sede di villeggiatura; col contributo del suocero, realizzò il parco esotico posto all’esterno della casa di Pian di Borno; restaurò alcuni edifici secondo lo stile moresco-indiano, che successivamente adottò in forma più estesa e fantasiosa nella realizzazione della villa sontuosa di Breno. Oltre alla passione per la viticoltura, Maffeo ebbe altri hobbies, tra cui in particolare la caccia al camoscio, che praticò sulle montagne sopra Braone dove costruì una villa (a Piazze) e un rifugio (a Foppe).
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